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È necessario essere bravi in matematica per avere successo negli studi di giurisprudenza?

Uno studente che ha difficoltà con un'equazione di secondo grado può riuscire a…

Étudiante en droit révisant des codes juridiques dans une bibliothèque universitaire, illustrant les études de droit sans mathématiques

Uno studente che ha difficoltà con un’equazione di secondo grado può ottenere una laurea in giurisprudenza senza problemi? La domanda torna ogni anno nei forum di Parcoursup, spesso posta da studenti delle superiori che hanno abbandonato la specialità matematica nel primo anno. Sul campo, la risposta è più sfumata di un semplice sì o no, perché la parola “matematica” non copre la stessa realtà al liceo e in un’aula di giurisprudenza.

Ragionamento logico in giurisprudenza: la competenza che si confonde con la matematica

Quando un docente di TD in diritto civile chiede di qualificare giuridicamente una situazione, si aspetta una dimostrazione strutturata: ipotesi, regola applicabile, applicazione al caso, conclusione. Questo schema assomiglia a un ragionamento matematico, ed è proprio questa somiglianza a mantenere la confusione.

Le aspettative nazionali per la laurea in giurisprudenza su Parcoursup non menzionano le matematiche. Insistono su espressione scritta, analisi del testo e ragionamento. Uno studente capace di sviluppare un sillogismo giuridico chiaro, di gerarchizzare argomenti e di individuare una contraddizione in un testo di legge possiede la struttura logica sufficiente.

Qui troviamo un riflesso comune: assimilare ogni forma di rigore intellettuale alla matematica. La dissertazione giuridica, il commento di sentenza, il caso pratico mobilitano una logica formale, ma essa si acquisisce nella pratica del diritto stesso, non in un corso di trigonometria. Un profilo letterario che sa costruire un piano in due parti, due sottoparti parte con un vantaggio reale, spesso sottovalutato.

Per comprendere meglio le matematiche negli studi di giurisprudenza, è necessario distinguere la logica pura dalla competenza calcolatoria, poiché le due si sovrappongono solo in alcune materie ben identificate.

Studente di giurisprudenza che presenta un'analisi giuridica su una lavagna in una sala di seminario universitario

Materie giuridiche che richiedono una cultura quantitativa

Dire che il diritto non ha alcun rapporto con i numeri sarebbe fuorviante. Alcuni settori richiedono una facilità con i dati, e gli studenti che lo ignorano si trovano in difficoltà al momento degli esami.

Diritto tributario e contabilità

Il diritto tributario si basa su scale, tassi, basi di calcolo. Non si chiede di dimostrare un teorema, ma di leggere un bilancio contabile e applicare correttamente un’aliquota fiscale. La difficoltà non è matematica nel senso scolastico, è tecnica: comprendere la meccanica di un’imposta sulle società o di una plusvalenza immobiliare.

Diritto commerciale e analisi finanziaria

Un corso di diritto delle società affronta la distribuzione dei dividendi, gli aumenti di capitale, le soglie di partecipazione. Anche qui, si parla di aritmetica applicata, non di algebra astratta. Lo studente che padroneggia le percentuali e le proporzioni se la cava senza problemi.

Statistiche e criminologia

Nel master, alcuni percorsi (diritto penale, diritto della salute, diritto digitale) integrano nozioni di statistica descrittiva. Leggere una tabella incrociata, interpretare una deviazione standard, valutare la significatività di un dato: queste competenze diventano utili, soprattutto con l’ascesa dell’intelligenza artificiale nel settore giuridico.

I feedback variano su questo punto a seconda delle università, ma la tendenza generale spinge le facoltà di giurisprudenza a introdurre più moduli di cultura quantitativa, senza però trasformare la laurea in un percorso scientifico.

Specialità del liceo e successo nella laurea in giurisprudenza

Su Parcoursup, i responsabili della formazione guardano alla coerenza del dossier, non solo alla presenza o assenza della specialità matematica. Ecco le combinazioni più frequenti tra gli studenti ammessi alla laurea in giurisprudenza:

  • HGGSP (storia-geografia, geopolitica e scienze politiche) associata a SES, che fornisce sia la cultura storica che la comprensione dei meccanismi economici
  • HGGSP associata a Umanità, letteratura e filosofia, che rafforza le capacità di argomentazione e di analisi del testo
  • SES associata a Matematica, una scelta pertinente per coloro che puntano al diritto commerciale o al diritto tributario già dal master

Nessuna specialità chiude la porta alla laurea in giurisprudenza. Uno studente proveniente da un diploma tecnologico STMG o da un diploma professionale può anche accedere al corso, anche se il tasso di successo nel primo anno rimane più basso per questi profili, principalmente a causa di lacune nella metodologia di scrittura.

L’opzione DGEMC (diritti e grandi sfide del mondo contemporaneo), proposta nell’ultimo anno, costituisce un buon indicatore di motivazione su un dossier Parcoursup. Non sostituisce una specialità ma segnala un interesse concreto per la materia giuridica.

Due studenti di giurisprudenza che discutono di un dossier giuridico in un caffè su un campus universitario

Competenze digitali e diritto: ciò che cambia davvero

Il vero spostamento non riguarda le matematiche classiche ma la capacità di manipolare dati e comprendere il funzionamento degli strumenti digitali. Un giurista in conformità al GDPR deve sapere cos’è un set di dati, individuare un bias algoritmico, tracciare l’origine di un’informazione. Il Consiglio nazionale degli ordini forensi ha inoltre lanciato un barometro IA per misurare l’appropriazione di questi strumenti da parte della professione.

Questa evoluzione non trasforma il giurista in data scientist. Richiede una alfabetizzazione digitale di base:

  • Valutare la qualità e l’affidabilità di un set di dati utilizzato come prova
  • Comprendere le linee generali di un sistema automatizzato di decisione per contestarne i risultati
  • Leggere un rapporto di analisi d’impatto senza perdersi negli indicatori numerici

Uno studente di giurisprudenza che sviluppa questa facilità fin dalla laurea si posiziona meglio sulle opportunità legate al diritto digitale, alla conformità o al diritto della concorrenza, settori in cui la domanda di profili ibridi aumenta.

Non essere bravi in matematica non impedisce di avere successo in giurisprudenza, a condizione di non confondere allergia ai numeri e rifiuto di ogni rigore analitico. Le materie più esigenti dal punto di vista quantitativo rimangono opzionali o concentrate nel master. Ciò che conta fin dalla L1 è la capacità di leggere un testo denso, di argomentare per iscritto e di strutturare un ragionamento. Il resto si impara nel corso del percorso, spesso più facilmente di quanto si immagini.

È necessario essere bravi in matematica per avere successo negli studi di giurisprudenza?